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venerdì 26 giugno 2009

Un apagina di poesia: "Sestina: Altaforte", di Ezra Pound

Loquitur En Bertrans de Born.
Dante Alighieri mise quest'uomo nell'Inferno perché era un seminatore di discordia.
Eccovi! Giudicate! Scavando, l'ho tratto fuori nuovamente?
La scena è al suo castello, Altaforte. "Papiols" è il suo giullare.
"Il Leopardo", la divisa di Riccardo Cuor di Leone.



I
All'inferno! la pace appesta tutto il nostro Sud.
Tu, cane bastardo, Papiols, vieni! Diamoci alla musica!
Io non ho vita tranne quando cozzano le spade.
Ma quando vedo stendardi d'oro, di vaio, violacei, opporsi
E i vasti campi sotto loro farsi vermigli,
Allora urla il mio cuore quasi pazzo di gioia.

II
Nell'ardore dell'estate provo immensa gioia
Quando le tempeste sulla terra ne uccidono la sporca pace,
E i fulmini dal cielo nero sfolgorano vermigli,
E i tuoni furiosamente ruggiscono a me la loro musica
E i venti ululano tra le pazze nuvole, nell'opporsi,
E per tutto il cielo lacerato le spade di Dio cozzano.

III
Conceda l'inferno di sentire presto il cozzo delle spade!
E i nitriti acuti dei destrieri che gioiscono nella battaglia,
Petto chiodato opporsi a petto chiodato!
Meglio un'ora di battaglia che un anno di pace
Con tavole opime, lazzi osceni, vino e lieve musica!
Bah! non c'è vino che eguagli il vermiglio del sangue!

IV
E io amo vedere il sole levarsi rosso-sangue.
E guardo le sue lance per il buio cozzare di armi
E mi riempie il cuore di gioia
E mi spalanca la bocca con una forte musica
Quando lo vedo così sdegnare e sfidare la pace,
La sua forza solitaria alle grandi tenebre opporsi.

V
L'uomo che teme la guerra e s'accascia opponendosi
Alle mie parole per la battaglia, non ha sangue vermiglio,
Adatto solo a marcire nella femminea pace
Lungi da dove il valore ha vinto e le spade cozzano
Per la morte di tali baldracche io gioisco;
Sì, riempio tutta l'aria della mia musica.

VI
Papiols, Papiols, alla musica!
Non c'è suono che uguagli l'opporsi di spade a spade,
Né grido simile all'urlo di gioia in battaglia
Quando gomiti e spade stillano sangue vermiglio
E le nostre cariche cozzano contro l'assato del "Leopardo".
Maledica per sempre Iddio quelli che gridano "Pace"!

VII
E che la musica delle spade vermigli li renda!
L'inferno conceda presto che di nuovo s'odi il cozzar delle spade!
L'inferno cancelli in nero per sempre il pensiero "Pace"!

martedì 21 aprile 2009

Una pagina di poesia: "Ité", di Ezra Pound

Mie canzoni, andate a cercar lode tra i giovani e gli insofferenti,
Frequentate solamente gli amanti della perfezione.
Guardate di starvene sempre nella dura luce sofoclea
E sopportatene le ferite con animo lieto.

lunedì 16 marzo 2009

Una pagina di poesia: "CANTO XLV - Contro l'Usura", di Ezra Pound

Contro l'Usura

Con Usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia
per istoriarne la facciata,
con usura
non v'è chiesa con affreschi di paradiso
harpes et luz e l'Annunciazione dell'Angelo
con le aureole sbalzate,
con usura
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte
in casa, ma per venderne venderne
presto e con profitto, peccato contro natura,
il tuo pane sarà straccio vieto
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto,
falsa i confini, con usura
nessuno trova residenza amena.
Si priva lo scalpellino della pietra,
il tessitore del telaio
CON USURA
la lana non giunge al mercato
e le pecore non rendono
peggio della peste è l'usura, spunta
l'ago in mano alle fanciulle
e confonde chi fila. Pieytro Lombardo
non si fe' con usura
Duccio non si fe' con usura
né Pier della Francesca o Zuan Bellini
né fu la «Calunnia» dipinta con usura.
L'Angelico non si fe' con usura, né Ambrogio de Praedris,
Nessuna chiesa di pietra viva firmata: Adamo me fecit.
Con usura non sorsero
Saint Trophine e Saint Hilaire,
Usura arrugginisce il cesello
arrugginisce arte e artigiano
tarla la tela nel telaio, non lascia tempo
per apprendere l'arte d'intessere oro nell'ordito;
l'azzurro s'incancrena con usura; non si ricama
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
Usura soffoca il figlio nel ventre
arresta il giovane drudo,
cede il letto a vecchi decrepiti,
si frappone tra i giovani sposi
CONTRO NATURA
Ad Eleusi han portato puttane
Carogne crapulano
ospiti d'usura.

mercoledì 11 febbraio 2009

Una pagina di poesia: "Lode di Ysolt", di Ezra Pound

Vanamente ho lottato
per insegnare al cuore a inchinarsi;
Vanamente gli ho detto
"Vi sono altri cantori più grandi di te".
Ma la risposta giunge, come il vento e il liuto,
Come un vago lamento nella notte
Che non mi dà requie e dice sempre:
"Un canto, un canto".

I loro echi s'intrecciano nel crepuscolo
Cercando sempre un canto.
Ah, sono spossato
E il vagare per le molte strade ha fatto dei miei occhi
Rossi cerchi scuri pieni di polvere.
Eppure mi possiede un tremore nel crepuscolo,
E parole rosse folletti gridano: "Un canto",
Parole grigi folletti gridano per un canto,
Parole foglioline brune gridano "Un canto"
Parole foglioline verdi gridano per un canto.

Le parole sono come foglie, come vecchie foglie brune in primavera
che dove vadano non sanno, in cerca di una canzone.

Parole bianche come fiocchi di neve, ma sono gelide,
Parole di muschio, parole sulle labbra, parole di lenti ruscelli.

Vanamente ho lottato
per insegnare all'anima a inchinarsi,
Vanamente le ho detto:
"Vi sono altre anime più grandi di te".

Poiché nel mattino della mia vita una donna venne a me
Come richiamo di chiaro di luna,
Come la luna chiama le maree,
"Un canto, un canto!"

Perciò scrissi per lei un canto ed ella s'allontanò
Come s'alza la luna dal mare,
Ma ancora venivano le parole foglie, le parole folletti bruni
E dicevano "L'anima ci manda".
"Un canto, un canto!"

E invano gridai a loro "Non ho canti
Poiché quella che cantavo mi ha lasciata".

La mia anima mandò una donna, donna di un mondo meraviglioso,

Come un incendio sopra le pinete
che gridava: "Un canto, un canto".
Come la fiamma grida alla linfa.
Il mio canto s'infocò di lei ed ella s'allontanò
Come fiamma che si parta dalle braci, verso nuove foreste,
E con me rimasero le parole
sempre gridando "Un canto, un canto".

E io "Io non ho canti",
Finché l'anima non mandò una donna come il sole:
Oh sì, come il sole chiama il seme,
Come la primavera sopra il ramo
Così giunge ella, madre dei canti,
Colei che ha parole meravigliose in fondo agli occhi,
Le parole, folletti parole
che m'invocano sempre,
"Un canto, un canto".

Vanamente ho lottato con la mia anima
per insegnare all'anima a inchinarsi.
Quale anima s'inchina
con te nel cuore?

venerdì 6 febbraio 2009

Una pagina di poesia: "Il mio paese mi fa male", di Robert Brasillach

Il mio paese mi fa male per le sue vie affollate,
Per i suoi ragazzi gettati sotto gli artigli delle aquile insanguinate,
Per i suoi soldati combattenti in vane sconfitte
E per il cielo di giugno sotto il sole bruciante.
Il mio paese mi fa male in questi empi anni,
Per i giuramenti non mantenuti,
Per il suo abbandono e per il destino,
E per il grave fardello che grava i suoi passi.

Il mio paese mi fa male per tutti i suoi doppi giochi,
Per l'oceano aperto ai neri vascelli carichi,
Per i suoi marinai morti per placare gli dèi,
Per i suoi legami troncati da una forbice troppo lieve.

Il mio paese mi fa male per tutti i suoi esilii,
Per le sue prigioni troppo piene, per i suoi giovani morti,
Per i suoi prigionieri assassinati dietro il filo spinato,
E tutti quelli che sono lontani e dispersi.

Il mio paese mi fa male con le sue città in fiamme,
Male contro i nemici e male con gli alleati,
Il mio paese mi fa male nel corpo e nell'anima,
Sotto i pesanti ferri dai quali è legato.

Il mio paese mi fa male con tutta la sua giovinezza
Sotto bandiere straniere, gettata ai quattro venti,
Perdendo il suo giovane sangue in rispetto al giuramento
Tradito da coloro che lo avevano fatto.

Il mio paese mi fa male con le sue fosse scavate,
Con i suoi fucili puntati alle reni dei fratelli,
E per coloro che contano fra le dita spregevoli,
Il prezzo dei rinnegati piuttosto che una più equa ricompensa.

Il mio paese mi fa male per la sua falsità di schiavi,
Con i suoi carnefici di ieri e con quelli di oggi
Mi fa male col sangue che scorre,
Il mio paese mi fa male. Quando riuscità a guarire?

18 novembre 1944

domenica 18 gennaio 2009

Una pagina di poesia: "Se...", di Rudyard Kipling

Se riesci a conservare il controllo quando tutti intorno a te
lo perdono e te ne fanno una colpa;
se riesci ad aver fiducia in te quando tutti ne dubitano,
ma anche a tener conto del loro dubbio;
se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare,
o se mentono a tuo riguardo, a non ingolfarti nella menzogna,
o se ti odiano, a non lasciarti prendere dall'odio,
e tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio:

Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;
se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;
se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
e trattare allo stesso modo quei due impostori;
se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto
distorta da furfanti per abbindolare gli sciocchi,
o a contemplare le cose cui hai dedicato la vita infrante,
e piegarti a ricostruirle con arnesi logori:

Se riesci a far un mucchio di tutte le tue vincite
e rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
e perdere e ricominciare dal principio
e non fiatar parola sulla perdita;
se riesci a costringere cuore, tendini e nervi
a servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
e a tener duro quando in te non resta altro
che la Volontà che dice: «Tenete duro!»

Se riesci a parlare con la folla e a conservarti retto,
e a camminare coi Re senza perdere il contatto con la gente,
se non riesce a ferirti il nemico né l'amico più caro,
se tutti contano per te, ma nessuno troppo;
se riesci a occupare il minuto inesorabile
dando valore a ogni istante che passa,
tua è la terra e tutto ciò che è in essa,
e — quel che è più — sei un Uomo, figlio mio!