Salarino
Che voi sappiate, Antonio ha avuto perdite in mare?
Shylock
Anche questo è un cattivo affare. E' un fallito, un prodigo, che osa appena mostrare il suo muso a Rialto; un accattone che quando veniva in mercato si metteva sempre in ghingheri; ditegli che badi al suo contratto; aveva l'abitudine di chiamarmi usuraio; ditegli che badi al suo contratto; aveva l'abitudine di prestar gratis il danaro per cristiano amor del prossimo; ditegli che badi al suo contratto.
Salarino
Sono certo che alla scadenza tu non pretenderesti la sua carne; a che ti servirebbe?
Shylock
A farci l'esca pei pesci; e se non ci potrò nutrire niente altro ci nutrirò la mia vendetta. M'ha rovinato e poi m'ha impedito di guadagnare mezzo milione; ha riso delle mie perdite, m'ha canzonato pei miei guadagni, ha schernito la mia nazione, s'è messo di traverso nei miei affari, ha gelato i miei amici, ha riscaldato i miei nemici. E tutto questo perché? Perché sono un ebreo. Un ebreo non ha occhi? un ebreo non ha mani, membra, sensi, affetti, passioni? non si nutre dello stesso cibo, non è ferito dalle stesse armi, non va soggetto alle stesse malattie, non si guarsice cogli stessi mezzi, non ha il freddo dello stesso inverno e il caldo della stessa estate d'un cristiano? se ci pungete, non sanguiniamo? se ci fate il solletico, non ridiamo? se ci avvelenate, non moriamo? e se ci offendete, non dobbiamo vendicarci? se siamo uguali a voi in tutto, anche in questo dobbiamo somigliarvi. Se un ebreo offende un cristiano, dove arriva la tolleranza del cristiano? alla vendetta. Se un cristiano offende un ebreo, dove dovrebbe giungere la sopportazione dell'ebreo, secondo l'esempio cristiano? alla vendetta. Mi insegnate a essere malvagio: obbedisco, ma mi sarà difficile non superare i mestri.
giovedì 7 maggio 2009
martedì 5 maggio 2009
lunedì 4 maggio 2009
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domenica 3 maggio 2009
sabato 2 maggio 2009
martedì 21 aprile 2009
Una pagina di poesia: "Ité", di Ezra Pound
Mie canzoni, andate a cercar lode tra i giovani e gli insofferenti,
Frequentate solamente gli amanti della perfezione.
Guardate di starvene sempre nella dura luce sofoclea
E sopportatene le ferite con animo lieto.
Frequentate solamente gli amanti della perfezione.
Guardate di starvene sempre nella dura luce sofoclea
E sopportatene le ferite con animo lieto.
venerdì 17 aprile 2009
Una canzone: "Berlino", di Leo Valeriano
Il cielo è sempre grigio
la gente indifferente.
Berlino dal muro di fango
ha sempre canzoni di morte.
Berlin, oh mein Berlin, Berlin
cantava nel sole
ogni ragazzo che è morto
per te.
E mentre il mondo invoca la pace
nelle tue strade muore ogni giorno
la Libertà.
Fate parlare la Freederichstrasse!
Fate parlare Brandeburger Tor.
Racconteranno di Seidel.
Racconteranno di Fechter.
E vi diranno le pene
della mia bella città!
Berlin, oh mein Berlin, Berlin
la gente tranquilla
si è già scordata di te.
Daremo ai profughi una coperta
ed un lavoro alle fabbriche Krupp,
purché non turbino il sonno
di queste nostre città:
Berlin, oh mein Berlin, Berlin
nessuno più vuole sentire
la tua preghiera!
Si vive solo per una speranza
che non dimentica la Libertà,
ma sulle croci del muro
c’è l’erba della viltà.
Berlin, oh mein Berlin, Berlin...
Berlin!!!
la gente indifferente.
Berlino dal muro di fango
ha sempre canzoni di morte.
Berlin, oh mein Berlin, Berlin
cantava nel sole
ogni ragazzo che è morto
per te.
E mentre il mondo invoca la pace
nelle tue strade muore ogni giorno
la Libertà.
Fate parlare la Freederichstrasse!
Fate parlare Brandeburger Tor.
Racconteranno di Seidel.
Racconteranno di Fechter.
E vi diranno le pene
della mia bella città!
Berlin, oh mein Berlin, Berlin
la gente tranquilla
si è già scordata di te.
Daremo ai profughi una coperta
ed un lavoro alle fabbriche Krupp,
purché non turbino il sonno
di queste nostre città:
Berlin, oh mein Berlin, Berlin
nessuno più vuole sentire
la tua preghiera!
Si vive solo per una speranza
che non dimentica la Libertà,
ma sulle croci del muro
c’è l’erba della viltà.
Berlin, oh mein Berlin, Berlin...
Berlin!!!
mercoledì 25 marzo 2009
Una canzone: "Ragazzi di Budapest", di Leo Valeriano
Avanti ragazzi di Buda
avanti ragazzi di Pest
studenti, braccianti, operai,
il sole non sorge più ad Est.
Abbiamo vegliato una notte
la notte dei cento e più mesi
sognando qui giorni d’ottobre,
quest’alba dei giovan’ ungheresi.
Ricordo che avevi un moschetto
sù portalo in piazza, ti aspetto,
nascosta tra i libri di scuola
anch’io porterò una pistola.
Sei giorni e sei notti di gloria
durò questa nostra vittoria
ma al settimo sono arrivati
i russi con i carri armati.
I carri ci schiaccian le ossa,
nessuno ci viene in aiuto
sull’orlo della nostra fossa
il mondo è rimasto seduto.
Iliuscia non dire a mia madre
non dirle che muoio stasera
ma dille che vado in montagna
e che tornerò a primavera.
Compagno, riposa il fucile
torneranno a cantare le fonti,
quel giorno, serrate le file
noi scenderemo dai monti.
avanti ragazzi di Pest
studenti, braccianti, operai,
il sole non sorge più ad Est.
Abbiamo vegliato una notte
la notte dei cento e più mesi
sognando qui giorni d’ottobre,
quest’alba dei giovan’ ungheresi.
Ricordo che avevi un moschetto
sù portalo in piazza, ti aspetto,
nascosta tra i libri di scuola
anch’io porterò una pistola.
Sei giorni e sei notti di gloria
durò questa nostra vittoria
ma al settimo sono arrivati
i russi con i carri armati.
I carri ci schiaccian le ossa,
nessuno ci viene in aiuto
sull’orlo della nostra fossa
il mondo è rimasto seduto.
Iliuscia non dire a mia madre
non dirle che muoio stasera
ma dille che vado in montagna
e che tornerò a primavera.
Compagno, riposa il fucile
torneranno a cantare le fonti,
quel giorno, serrate le file
noi scenderemo dai monti.
lunedì 16 marzo 2009
Una pagina di poesia: "CANTO XLV - Contro l'Usura", di Ezra Pound
Contro l'Usura
Con Usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia
per istoriarne la facciata,
con usura
non v'è chiesa con affreschi di paradiso
harpes et luz e l'Annunciazione dell'Angelo
con le aureole sbalzate,
con usura
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte
in casa, ma per venderne venderne
presto e con profitto, peccato contro natura,
il tuo pane sarà straccio vieto
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto,
falsa i confini, con usura
nessuno trova residenza amena.
Si priva lo scalpellino della pietra,
il tessitore del telaio
CON USURA
la lana non giunge al mercato
e le pecore non rendono
peggio della peste è l'usura, spunta
l'ago in mano alle fanciulle
e confonde chi fila. Pieytro Lombardo
non si fe' con usura
Duccio non si fe' con usura
né Pier della Francesca o Zuan Bellini
né fu la «Calunnia» dipinta con usura.
L'Angelico non si fe' con usura, né Ambrogio de Praedris,
Nessuna chiesa di pietra viva firmata: Adamo me fecit.
Con usura non sorsero
Saint Trophine e Saint Hilaire,
Usura arrugginisce il cesello
arrugginisce arte e artigiano
tarla la tela nel telaio, non lascia tempo
per apprendere l'arte d'intessere oro nell'ordito;
l'azzurro s'incancrena con usura; non si ricama
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
Usura soffoca il figlio nel ventre
arresta il giovane drudo,
cede il letto a vecchi decrepiti,
si frappone tra i giovani sposi
CONTRO NATURA
Ad Eleusi han portato puttane
Carogne crapulano
ospiti d'usura.
Con Usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia
per istoriarne la facciata,
con usura
non v'è chiesa con affreschi di paradiso
harpes et luz e l'Annunciazione dell'Angelo
con le aureole sbalzate,
con usura
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte
in casa, ma per venderne venderne
presto e con profitto, peccato contro natura,
il tuo pane sarà straccio vieto
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto,
falsa i confini, con usura
nessuno trova residenza amena.
Si priva lo scalpellino della pietra,
il tessitore del telaio
CON USURA
la lana non giunge al mercato
e le pecore non rendono
peggio della peste è l'usura, spunta
l'ago in mano alle fanciulle
e confonde chi fila. Pieytro Lombardo
non si fe' con usura
Duccio non si fe' con usura
né Pier della Francesca o Zuan Bellini
né fu la «Calunnia» dipinta con usura.
L'Angelico non si fe' con usura, né Ambrogio de Praedris,
Nessuna chiesa di pietra viva firmata: Adamo me fecit.
Con usura non sorsero
Saint Trophine e Saint Hilaire,
Usura arrugginisce il cesello
arrugginisce arte e artigiano
tarla la tela nel telaio, non lascia tempo
per apprendere l'arte d'intessere oro nell'ordito;
l'azzurro s'incancrena con usura; non si ricama
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
Usura soffoca il figlio nel ventre
arresta il giovane drudo,
cede il letto a vecchi decrepiti,
si frappone tra i giovani sposi
CONTRO NATURA
Ad Eleusi han portato puttane
Carogne crapulano
ospiti d'usura.
sabato 28 febbraio 2009
Una canzone: "In te", di Nek
Risalirò col suo peso
sul petto
come una carpa il fiume
mi spalmerò
sulla faccia rossetto
per farlo ridere
per lui poi comprerò
sacchetti di pop-corn
potrà spargerli
in macchina
per lui non fumerò
a quattro zampe andrò
e lo aiuterò a crescere
lui vive in te
si muove in te
con mani cucciole
è in te
respira in te
gioca e non sa
che tu vuoi buttarlo via
Gli taglierò
una pistola di legno
gli insegnerò a parlare
la sera poi con noi due
farà il bagno
e vi insaponerò.
Per lui mi cambierò
la notte ci sarò
perché non resti solo mai
per lui lavorerò,
la moto venderò
e lo proteggerò, aiutami.
Lui vive in te
Lui ride in te
o sta provandoci
è in te, si scalda in te
dorme o chissà,
lui sta già ascoltandoci.
Lui si accuccerà
dai tuoi seni berrà
con i pugni vicini
tra noi dormirà
e un pò scalcerà
saremo i cuscini noi due.
Con gli occhi chiusi lui
la vita afferra già
il figlio che non vuoi
è già con noi.
Lui vive in te si culla in te
con i tuoi battiti
è in te
lui nuota in te
gioca chissà...
è lui il figlio
che non vuoi
sul petto
come una carpa il fiume
mi spalmerò
sulla faccia rossetto
per farlo ridere
per lui poi comprerò
sacchetti di pop-corn
potrà spargerli
in macchina
per lui non fumerò
a quattro zampe andrò
e lo aiuterò a crescere
lui vive in te
si muove in te
con mani cucciole
è in te
respira in te
gioca e non sa
che tu vuoi buttarlo via
Gli taglierò
una pistola di legno
gli insegnerò a parlare
la sera poi con noi due
farà il bagno
e vi insaponerò.
Per lui mi cambierò
la notte ci sarò
perché non resti solo mai
per lui lavorerò,
la moto venderò
e lo proteggerò, aiutami.
Lui vive in te
Lui ride in te
o sta provandoci
è in te, si scalda in te
dorme o chissà,
lui sta già ascoltandoci.
Lui si accuccerà
dai tuoi seni berrà
con i pugni vicini
tra noi dormirà
e un pò scalcerà
saremo i cuscini noi due.
Con gli occhi chiusi lui
la vita afferra già
il figlio che non vuoi
è già con noi.
Lui vive in te si culla in te
con i tuoi battiti
è in te
lui nuota in te
gioca chissà...
è lui il figlio
che non vuoi
lunedì 23 febbraio 2009
Una canzone: "La carmagnola"
A lu suono de grancascia
viva lu popolo bascio.
A lu suono de tamburielli
sò risorte li puverielli.
A lu suone de campane
viva viva li pupulane.
A lu suono de viuline
morte alli giacubbine.
Sona sona sona carmagnola
sona li cunsiglia viva o rrè cu la famiglia.
A santeremo tanta forte
l’hanno fatto comm’a ricotta
A stu cornuto sbrevognato
l’hanno miss’ ‘a mitria n’capa.
Maistà chi t’ha traduto
chi stù stommaco ha avuto
e signore e cavaliere
te vulevano prigiuniere.
Sona sona sona carmagnola
sona li cunsiglia viva o rrè cu la famiglia.
Alli tredece de giugno
sant’Antonio glurioso
e signure sti birbante
e facettero o mazze tante.
Sò venute li francise
aute tasse nci hanno mise.
Libertè... Egalitè
tu arrobbe ammé io arrobbe attè.
Sona sona sona carmagnola
sona li cunsiglia viva o rrè cu la famiglia.
Li franciese sò arrivate
ci hanno bbuono carusate.
E vuolà e vuolà
cavece n’culo alla libbertà.
E’ fernuta l’uguaglianza
è fernuta la libbertà
pe’ vuie sò dulure e panza
signò jateve a cuccà.
Sona sona sona carmagnola
sona li cunsiglia viva o rrè cu la famiglia.
Passaie lu mese chivuso
le ventuso e l’addiruso
a lu mese ca se mete
hanno avuto l’aglio arrete.
Viva tata maccarone
ca rispetta la religione
Giacubbine iate a mare
ch’abbrucia lu panare.
Sona sona sona carmagnola
sona li cunsiglia viva o rrè cu la famiglia.
viva lu popolo bascio.
A lu suono de tamburielli
sò risorte li puverielli.
A lu suone de campane
viva viva li pupulane.
A lu suono de viuline
morte alli giacubbine.
Sona sona sona carmagnola
sona li cunsiglia viva o rrè cu la famiglia.
A santeremo tanta forte
l’hanno fatto comm’a ricotta
A stu cornuto sbrevognato
l’hanno miss’ ‘a mitria n’capa.
Maistà chi t’ha traduto
chi stù stommaco ha avuto
e signore e cavaliere
te vulevano prigiuniere.
Sona sona sona carmagnola
sona li cunsiglia viva o rrè cu la famiglia.
Alli tredece de giugno
sant’Antonio glurioso
e signure sti birbante
e facettero o mazze tante.
Sò venute li francise
aute tasse nci hanno mise.
Libertè... Egalitè
tu arrobbe ammé io arrobbe attè.
Sona sona sona carmagnola
sona li cunsiglia viva o rrè cu la famiglia.
Li franciese sò arrivate
ci hanno bbuono carusate.
E vuolà e vuolà
cavece n’culo alla libbertà.
E’ fernuta l’uguaglianza
è fernuta la libbertà
pe’ vuie sò dulure e panza
signò jateve a cuccà.
Sona sona sona carmagnola
sona li cunsiglia viva o rrè cu la famiglia.
Passaie lu mese chivuso
le ventuso e l’addiruso
a lu mese ca se mete
hanno avuto l’aglio arrete.
Viva tata maccarone
ca rispetta la religione
Giacubbine iate a mare
ch’abbrucia lu panare.
Sona sona sona carmagnola
sona li cunsiglia viva o rrè cu la famiglia.
mercoledì 11 febbraio 2009
Una pagina di teatro: "La congiura del Fiesco", di Federico Schiller
Fiesco
Genovesi, un giorno scoppiò la guerra civile nel regno degli animali, i partiti si combattevano fra loro, finché un cane da macellaio s'impadronì del trono, e, abituato a cacciar le bestie al macello, governava in modo bestiale, abbaiava, mordeva e spolpava il popolo fino all'osso. Il paese mormorava, finché un giorno i più audaci si unirono e scannarono il regale mastino. Si tenne quindi seduta per decidere qual tipo di governo fosse il migliore. Si formarono allora tre diverse correnti. Genovesi, quale forma di governo avreste scelto voi?
Primo Cittadino
Il governo del popolo! Tutti per il popolo!
Fiesco
E infatti vinse il popolo, e vi fu un governo democratico. Ogni cittadino diede il proprio voto e vinse la maggioranza. Non passarono che poche settimane, ed ecco che l'uomo dichiara la guerra a quel libero stato creato così di recente e lo stato si riunì in assemblea. Il cavallo, il leone, la tigre, l'orso, l'elefante e il rinoceronte si alzarono gridando: all'armi! all'armi! Poi votarono gli altri: l'agnello, la lepre, il cervo, l'asino, la tribù degli insetti, dei pesci e degli uccelli, così timidi di fronte all'uomo, s'intromisero e gemettero: pace! E, vedete, genovesi, i vigliacchi erano più numerosi dei prodi che volevano combattere, gli sciocchi più dei savi. Così vinse la maggioranza. Il governo degli animali depose le armi, e l'uomo saccheggiò il territorio. Anche questo sistema politico fu ripudiato. Genovesi, verso quale governo vi sareste indirizzati voi?
Il Primo e il Secondo Cittadino
Un comitato! Un comitato!
Fiesco
Quest'opinione piacque. Gli affari dello stato furono divisi senza indugio in tanti dipartimenti. I lupi si incaricarono delle finanze, e presero per segretarie le volpi. I colombi stavano alla giustizia, i giudici conciliatori erano rappresentati dalle tigri, e i becchi decidevano delle cause coniugali; i soldati eran lepri, e leoni ed elefanti avevano cura dei bagagli, ambasciatore era l'asino e la talpa sovraintendente degli uffici. Genovesi, cosa avreste sperato voi da questa saggia ripartizione? Chi non veniva sbranato dal lupo era ingannato dalla volpe, chi sfuggiva alla volpe era calpestato dall'asino. Le tigri sgozzavano gli innocenti, mentre i ladri e gli assassini venivano graziati dalle colombe; e alla fine, quando si deponevano le cariche, la talpa concludeva che tutto era stato amministrato in modo perfetto... Allora gli animali si ribellarono... Fateci eleggere un monarca, gridarono tutti, un monarca che abbia artigli e cervello, ma un solo stomaco... Allora tutti fecero omaggio ad un solo capo — uno solo, badate, genovesi —, ma costui (avanzando con maestà in mezzo a loro) era il leone!
Tutti (battendo le mani e gettando per aria i berretti)
Bravo! bravo! Un'idea da furbi.
Il Primo Cittadino
Un'idea che Genova deve imitare, ed essa ha già il suo uomo.
Fiesco
Non voglio sapere chi è. Su, andate alle vostre case e pensate al leone!
(I cittadini escono tumultuando.) ...
Genovesi, un giorno scoppiò la guerra civile nel regno degli animali, i partiti si combattevano fra loro, finché un cane da macellaio s'impadronì del trono, e, abituato a cacciar le bestie al macello, governava in modo bestiale, abbaiava, mordeva e spolpava il popolo fino all'osso. Il paese mormorava, finché un giorno i più audaci si unirono e scannarono il regale mastino. Si tenne quindi seduta per decidere qual tipo di governo fosse il migliore. Si formarono allora tre diverse correnti. Genovesi, quale forma di governo avreste scelto voi?
Primo Cittadino
Il governo del popolo! Tutti per il popolo!
Fiesco
E infatti vinse il popolo, e vi fu un governo democratico. Ogni cittadino diede il proprio voto e vinse la maggioranza. Non passarono che poche settimane, ed ecco che l'uomo dichiara la guerra a quel libero stato creato così di recente e lo stato si riunì in assemblea. Il cavallo, il leone, la tigre, l'orso, l'elefante e il rinoceronte si alzarono gridando: all'armi! all'armi! Poi votarono gli altri: l'agnello, la lepre, il cervo, l'asino, la tribù degli insetti, dei pesci e degli uccelli, così timidi di fronte all'uomo, s'intromisero e gemettero: pace! E, vedete, genovesi, i vigliacchi erano più numerosi dei prodi che volevano combattere, gli sciocchi più dei savi. Così vinse la maggioranza. Il governo degli animali depose le armi, e l'uomo saccheggiò il territorio. Anche questo sistema politico fu ripudiato. Genovesi, verso quale governo vi sareste indirizzati voi?
Il Primo e il Secondo Cittadino
Un comitato! Un comitato!
Fiesco
Quest'opinione piacque. Gli affari dello stato furono divisi senza indugio in tanti dipartimenti. I lupi si incaricarono delle finanze, e presero per segretarie le volpi. I colombi stavano alla giustizia, i giudici conciliatori erano rappresentati dalle tigri, e i becchi decidevano delle cause coniugali; i soldati eran lepri, e leoni ed elefanti avevano cura dei bagagli, ambasciatore era l'asino e la talpa sovraintendente degli uffici. Genovesi, cosa avreste sperato voi da questa saggia ripartizione? Chi non veniva sbranato dal lupo era ingannato dalla volpe, chi sfuggiva alla volpe era calpestato dall'asino. Le tigri sgozzavano gli innocenti, mentre i ladri e gli assassini venivano graziati dalle colombe; e alla fine, quando si deponevano le cariche, la talpa concludeva che tutto era stato amministrato in modo perfetto... Allora gli animali si ribellarono... Fateci eleggere un monarca, gridarono tutti, un monarca che abbia artigli e cervello, ma un solo stomaco... Allora tutti fecero omaggio ad un solo capo — uno solo, badate, genovesi —, ma costui (avanzando con maestà in mezzo a loro) era il leone!
Tutti (battendo le mani e gettando per aria i berretti)
Bravo! bravo! Un'idea da furbi.
Il Primo Cittadino
Un'idea che Genova deve imitare, ed essa ha già il suo uomo.
Fiesco
Non voglio sapere chi è. Su, andate alle vostre case e pensate al leone!
(I cittadini escono tumultuando.) ...
Una pagina di poesia: "Lode di Ysolt", di Ezra Pound
Vanamente ho lottato
per insegnare al cuore a inchinarsi;
Vanamente gli ho detto
"Vi sono altri cantori più grandi di te".
Ma la risposta giunge, come il vento e il liuto,
Come un vago lamento nella notte
Che non mi dà requie e dice sempre:
"Un canto, un canto".
I loro echi s'intrecciano nel crepuscolo
Cercando sempre un canto.
Ah, sono spossato
E il vagare per le molte strade ha fatto dei miei occhi
Rossi cerchi scuri pieni di polvere.
Eppure mi possiede un tremore nel crepuscolo,
E parole rosse folletti gridano: "Un canto",
Parole grigi folletti gridano per un canto,
Parole foglioline brune gridano "Un canto"
Parole foglioline verdi gridano per un canto.
Le parole sono come foglie, come vecchie foglie brune in primavera
che dove vadano non sanno, in cerca di una canzone.
Parole bianche come fiocchi di neve, ma sono gelide,
Parole di muschio, parole sulle labbra, parole di lenti ruscelli.
Vanamente ho lottato
per insegnare all'anima a inchinarsi,
Vanamente le ho detto:
"Vi sono altre anime più grandi di te".
Poiché nel mattino della mia vita una donna venne a me
Come richiamo di chiaro di luna,
Come la luna chiama le maree,
"Un canto, un canto!"
Perciò scrissi per lei un canto ed ella s'allontanò
Come s'alza la luna dal mare,
Ma ancora venivano le parole foglie, le parole folletti bruni
E dicevano "L'anima ci manda".
"Un canto, un canto!"
E invano gridai a loro "Non ho canti
Poiché quella che cantavo mi ha lasciata".
La mia anima mandò una donna, donna di un mondo meraviglioso,
Come un incendio sopra le pinete
che gridava: "Un canto, un canto".
Come la fiamma grida alla linfa.
Il mio canto s'infocò di lei ed ella s'allontanò
Come fiamma che si parta dalle braci, verso nuove foreste,
E con me rimasero le parole
sempre gridando "Un canto, un canto".
E io "Io non ho canti",
Finché l'anima non mandò una donna come il sole:
Oh sì, come il sole chiama il seme,
Come la primavera sopra il ramo
Così giunge ella, madre dei canti,
Colei che ha parole meravigliose in fondo agli occhi,
Le parole, folletti parole
che m'invocano sempre,
"Un canto, un canto".
Vanamente ho lottato con la mia anima
per insegnare all'anima a inchinarsi.
Quale anima s'inchina
con te nel cuore?
per insegnare al cuore a inchinarsi;
Vanamente gli ho detto
"Vi sono altri cantori più grandi di te".
Ma la risposta giunge, come il vento e il liuto,
Come un vago lamento nella notte
Che non mi dà requie e dice sempre:
"Un canto, un canto".
I loro echi s'intrecciano nel crepuscolo
Cercando sempre un canto.
Ah, sono spossato
E il vagare per le molte strade ha fatto dei miei occhi
Rossi cerchi scuri pieni di polvere.
Eppure mi possiede un tremore nel crepuscolo,
E parole rosse folletti gridano: "Un canto",
Parole grigi folletti gridano per un canto,
Parole foglioline brune gridano "Un canto"
Parole foglioline verdi gridano per un canto.
Le parole sono come foglie, come vecchie foglie brune in primavera
che dove vadano non sanno, in cerca di una canzone.
Parole bianche come fiocchi di neve, ma sono gelide,
Parole di muschio, parole sulle labbra, parole di lenti ruscelli.
Vanamente ho lottato
per insegnare all'anima a inchinarsi,
Vanamente le ho detto:
"Vi sono altre anime più grandi di te".
Poiché nel mattino della mia vita una donna venne a me
Come richiamo di chiaro di luna,
Come la luna chiama le maree,
"Un canto, un canto!"
Perciò scrissi per lei un canto ed ella s'allontanò
Come s'alza la luna dal mare,
Ma ancora venivano le parole foglie, le parole folletti bruni
E dicevano "L'anima ci manda".
"Un canto, un canto!"
E invano gridai a loro "Non ho canti
Poiché quella che cantavo mi ha lasciata".
La mia anima mandò una donna, donna di un mondo meraviglioso,
Come un incendio sopra le pinete
che gridava: "Un canto, un canto".
Come la fiamma grida alla linfa.
Il mio canto s'infocò di lei ed ella s'allontanò
Come fiamma che si parta dalle braci, verso nuove foreste,
E con me rimasero le parole
sempre gridando "Un canto, un canto".
E io "Io non ho canti",
Finché l'anima non mandò una donna come il sole:
Oh sì, come il sole chiama il seme,
Come la primavera sopra il ramo
Così giunge ella, madre dei canti,
Colei che ha parole meravigliose in fondo agli occhi,
Le parole, folletti parole
che m'invocano sempre,
"Un canto, un canto".
Vanamente ho lottato con la mia anima
per insegnare all'anima a inchinarsi.
Quale anima s'inchina
con te nel cuore?
venerdì 6 febbraio 2009
Una pagina di poesia: "Il mio paese mi fa male", di Robert Brasillach
Il mio paese mi fa male per le sue vie affollate,
Per i suoi ragazzi gettati sotto gli artigli delle aquile insanguinate,
Per i suoi soldati combattenti in vane sconfitte
E per il cielo di giugno sotto il sole bruciante.
Il mio paese mi fa male in questi empi anni,
Per i giuramenti non mantenuti,
Per il suo abbandono e per il destino,
E per il grave fardello che grava i suoi passi.
Il mio paese mi fa male per tutti i suoi doppi giochi,
Per l'oceano aperto ai neri vascelli carichi,
Per i suoi marinai morti per placare gli dèi,
Per i suoi legami troncati da una forbice troppo lieve.
Il mio paese mi fa male per tutti i suoi esilii,
Per le sue prigioni troppo piene, per i suoi giovani morti,
Per i suoi prigionieri assassinati dietro il filo spinato,
E tutti quelli che sono lontani e dispersi.
Il mio paese mi fa male con le sue città in fiamme,
Male contro i nemici e male con gli alleati,
Il mio paese mi fa male nel corpo e nell'anima,
Sotto i pesanti ferri dai quali è legato.
Il mio paese mi fa male con tutta la sua giovinezza
Sotto bandiere straniere, gettata ai quattro venti,
Perdendo il suo giovane sangue in rispetto al giuramento
Tradito da coloro che lo avevano fatto.
Il mio paese mi fa male con le sue fosse scavate,
Con i suoi fucili puntati alle reni dei fratelli,
E per coloro che contano fra le dita spregevoli,
Il prezzo dei rinnegati piuttosto che una più equa ricompensa.
Il mio paese mi fa male per la sua falsità di schiavi,
Con i suoi carnefici di ieri e con quelli di oggi
Mi fa male col sangue che scorre,
Il mio paese mi fa male. Quando riuscità a guarire?
18 novembre 1944
Per i suoi ragazzi gettati sotto gli artigli delle aquile insanguinate,
Per i suoi soldati combattenti in vane sconfitte
E per il cielo di giugno sotto il sole bruciante.
Il mio paese mi fa male in questi empi anni,
Per i giuramenti non mantenuti,
Per il suo abbandono e per il destino,
E per il grave fardello che grava i suoi passi.
Il mio paese mi fa male per tutti i suoi doppi giochi,
Per l'oceano aperto ai neri vascelli carichi,
Per i suoi marinai morti per placare gli dèi,
Per i suoi legami troncati da una forbice troppo lieve.
Il mio paese mi fa male per tutti i suoi esilii,
Per le sue prigioni troppo piene, per i suoi giovani morti,
Per i suoi prigionieri assassinati dietro il filo spinato,
E tutti quelli che sono lontani e dispersi.
Il mio paese mi fa male con le sue città in fiamme,
Male contro i nemici e male con gli alleati,
Il mio paese mi fa male nel corpo e nell'anima,
Sotto i pesanti ferri dai quali è legato.
Il mio paese mi fa male con tutta la sua giovinezza
Sotto bandiere straniere, gettata ai quattro venti,
Perdendo il suo giovane sangue in rispetto al giuramento
Tradito da coloro che lo avevano fatto.
Il mio paese mi fa male con le sue fosse scavate,
Con i suoi fucili puntati alle reni dei fratelli,
E per coloro che contano fra le dita spregevoli,
Il prezzo dei rinnegati piuttosto che una più equa ricompensa.
Il mio paese mi fa male per la sua falsità di schiavi,
Con i suoi carnefici di ieri e con quelli di oggi
Mi fa male col sangue che scorre,
Il mio paese mi fa male. Quando riuscità a guarire?
18 novembre 1944
giovedì 5 febbraio 2009
Una canzone: "Il domani appartiene a noi"
Ascolta il ruscello che sgorga lassù
ed umile a valle scompar,
e guarda l’argento del fiume
che sereno e sicuro va.
Osserva dell’alba il primo baglior
che annuncia la fiamma del sol
ciò che nasce puro, più grande vivrà
e vince l’oscurità.
La tenebra fugge i raggi del sol
Iddio dà gioia e calor
nei cuori la speranza non morirà.
Il domani appartiene a noi.
Ascolta il mio canto che sale nel ciel
verso l’immensità
unisci il tuo grido di libertà
comincia l’uomo a lottar.
Chi sfrutta nell’ombra sapremo stanar
se uniti noi marcerem
l’usura e il pugno noi vincerem.
Il domani appartiene a noi.
La terra dei padri, la fede immortal
nessuno potrà cancellar
il sangue, il lavoro, la civiltà.
Cantiamo la tradizion.
La terra dei padri, la fede immortal,
nessuno potrà cancellar
il popolo vinca dell’oro i signor.
Il domani appartiene a noi.
ed umile a valle scompar,
e guarda l’argento del fiume
che sereno e sicuro va.
Osserva dell’alba il primo baglior
che annuncia la fiamma del sol
ciò che nasce puro, più grande vivrà
e vince l’oscurità.
La tenebra fugge i raggi del sol
Iddio dà gioia e calor
nei cuori la speranza non morirà.
Il domani appartiene a noi.
Ascolta il mio canto che sale nel ciel
verso l’immensità
unisci il tuo grido di libertà
comincia l’uomo a lottar.
Chi sfrutta nell’ombra sapremo stanar
se uniti noi marcerem
l’usura e il pugno noi vincerem.
Il domani appartiene a noi.
La terra dei padri, la fede immortal
nessuno potrà cancellar
il sangue, il lavoro, la civiltà.
Cantiamo la tradizion.
La terra dei padri, la fede immortal,
nessuno potrà cancellar
il popolo vinca dell’oro i signor.
Il domani appartiene a noi.
domenica 18 gennaio 2009
Una pagina di poesia: "Se...", di Rudyard Kipling
Se riesci a conservare il controllo quando tutti intorno a te
lo perdono e te ne fanno una colpa;
se riesci ad aver fiducia in te quando tutti ne dubitano,
ma anche a tener conto del loro dubbio;
se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare,
o se mentono a tuo riguardo, a non ingolfarti nella menzogna,
o se ti odiano, a non lasciarti prendere dall'odio,
e tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio:
Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;
se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;
se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
e trattare allo stesso modo quei due impostori;
se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto
distorta da furfanti per abbindolare gli sciocchi,
o a contemplare le cose cui hai dedicato la vita infrante,
e piegarti a ricostruirle con arnesi logori:
Se riesci a far un mucchio di tutte le tue vincite
e rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
e perdere e ricominciare dal principio
e non fiatar parola sulla perdita;
se riesci a costringere cuore, tendini e nervi
a servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
e a tener duro quando in te non resta altro
che la Volontà che dice: «Tenete duro!»
Se riesci a parlare con la folla e a conservarti retto,
e a camminare coi Re senza perdere il contatto con la gente,
se non riesce a ferirti il nemico né l'amico più caro,
se tutti contano per te, ma nessuno troppo;
se riesci a occupare il minuto inesorabile
dando valore a ogni istante che passa,
tua è la terra e tutto ciò che è in essa,
e — quel che è più — sei un Uomo, figlio mio!
lo perdono e te ne fanno una colpa;
se riesci ad aver fiducia in te quando tutti ne dubitano,
ma anche a tener conto del loro dubbio;
se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare,
o se mentono a tuo riguardo, a non ingolfarti nella menzogna,
o se ti odiano, a non lasciarti prendere dall'odio,
e tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio:
Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;
se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;
se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
e trattare allo stesso modo quei due impostori;
se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto
distorta da furfanti per abbindolare gli sciocchi,
o a contemplare le cose cui hai dedicato la vita infrante,
e piegarti a ricostruirle con arnesi logori:
Se riesci a far un mucchio di tutte le tue vincite
e rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
e perdere e ricominciare dal principio
e non fiatar parola sulla perdita;
se riesci a costringere cuore, tendini e nervi
a servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
e a tener duro quando in te non resta altro
che la Volontà che dice: «Tenete duro!»
Se riesci a parlare con la folla e a conservarti retto,
e a camminare coi Re senza perdere il contatto con la gente,
se non riesce a ferirti il nemico né l'amico più caro,
se tutti contano per te, ma nessuno troppo;
se riesci a occupare il minuto inesorabile
dando valore a ogni istante che passa,
tua è la terra e tutto ciò che è in essa,
e — quel che è più — sei un Uomo, figlio mio!
venerdì 25 luglio 2008
venerdì 13 giugno 2008
Curricula
1954 Nasce a Chieti, nella casa di Largo Cremonesi (22 maggio)
1954 Battezzato in casa (22 maggio)
1959 Si iscrive al primo anno della Scuola Elementare "Nolli"
1964 Si iscrive al primo anno di Scuola Media "G. Chiarini"
1967 Si iscrive al primo anno di Ragioneria all'Istituto Tecnico Commerciale "F. Galiani"
1971 (ottobre) Per completare gli studi di Ragioneria si trasferisce a Fermo (AP) nel Collegio Fontevecchia, frequenta l'Istituto Tecnico Commerciale "G.B. Carducci"
1974 Prende il Diploma di Ragioniere (Fermo / AP)
1974 Prende il Diploma di Ragioniere (Fermo / AP)
1975 Svolge il sevizio militare a Sulmona (fanteria Aqui)
1976-1979 Impiegato amministrativo in una industria conciaria (Chieti Scalo)
1977-1979 Redattore editoriale della casa editrice Marino Solfanelli
1979-1982 Svolge opera di volontariato in qualità di educatore nell'associazione scout AGESCI
1980-1994 Direttore editoriale della casa editrice Marino Solfanelli
1982-.... Impiegato commerciale in una multinazionale di telecomunicazioni (Vasto - Chieti - Pescara)
1976-1979 Impiegato amministrativo in una industria conciaria (Chieti Scalo)
1977-1979 Redattore editoriale della casa editrice Marino Solfanelli
1979-1982 Svolge opera di volontariato in qualità di educatore nell'associazione scout AGESCI
1980-1994 Direttore editoriale della casa editrice Marino Solfanelli
1982-.... Impiegato commerciale in una multinazionale di telecomunicazioni (Vasto - Chieti - Pescara)
1987 Convola a giuste nozze con Elena Pelaccia (5 luglio)
1991 Nasce la figlia Maria Cristina (29 maggio)
1993-1997 Consigliere comunale di Chieti
1993-1997 Consigliere comunale di Chieti
1995-2000 Rappresentante del Movimento per la Vita di Chieti
1997-.... Direttore editoriale della Casa editrice Tabula fati
2002-2007 Consigliere comunale di Rosello (CH)
2002 Fonda l'associazione Amicizia Cristiana (7 ottobre)
2003-.... Direttore editoriale della Casa editrice Amicizia Cristiana
2003-.... Direttore editoriale della Casa editrice Amicizia Cristiana
2005-.... Direttore editoriale della Casa editrice Solfanelli
martedì 1 aprile 2008
sabato 17 marzo 2007
lunedì 9 giugno 2003
La Chiesa Cattolica di fronte alla guerra
Chieti, Lunedì 9 Giugno 2003 - Ore 17,30
(Biblioteca Provinciale “A.C. De Meis” di Chieti, P.za dei Templi Romani)
La Chiesa Cattolica di fronte alla guerra
a cura di don Ugo Carandino della Casa S. Pio X di Rimini
I recenti avvenimenti bellici in Iraq hanno riproposto all'opinione pubblica il problema morale della guerra.
La Chiesa Cattolica possiede un'antica e veneranda dottrina sull'argomento, basata sulla S. Scrittura, la Patristica, la Scolastica e il Magistero: di particolare importanza gli scritti di Sant'Agostino e di San Tommaso d'Aquino.
La conferenza intende ricordare questa dottrina che permetterà di differenziarsi dai due schieramenti che si sono contrapposti durante la guerra in Iraq, sia da quello pacifista con le bandiere arcobaleno e da quello interventista filoamericano.
Andare oltre le faziosità ideologiche per ritrovare l'equilibrio e la saggezza dell'insegnamento autenticamnete cattolico.


lunedì 11 novembre 2002
La Rivoluzione contro la Tradizione
Lunedì 11 Novembre 2002 - Ore 17,30
(Biblioteca Provinciale “A.C. De Meis” di Chieti, P.za dei Templi Romani)
La Rivoluzione contro la Tradizione
Analisi della sovversione della Cristianità
a cura di don Ugo Carandino della Casa S. Pio X di Rimini
La società cristiana, negli ultimi due secoli, ha subito dei profondi sconvolgimenti.
Questi cambiamenti radicali sono riconducibili a un unico pensiero, seppur diversamente articolato? Si può parlare di una "filosofia" della Rivoluzione? E, in caso di risposta affermativa, quali sono le sue cause?
La conferenza intende dare, alla luce del Magistero pontificio, una risposta a questi quesiti, analizzando gli avvenimenti che dalla Rivoluzione Francese a oggi hanno portato alla negazione della Regalità Sociale di Cristo, in nome dei Diritti dell'Uomo.

sabato 4 marzo 1989
domenica 5 luglio 1987
mercoledì 4 marzo 1987
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